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La Gensola

L'autore premette al suo giudizio sull'osteria La Gensola una constatazione relativa a ristoranti che, pur lavorando "onorevolmente per anni", "restano nell'ombra", per poi emergere "quasi all'improvviso". Se "c'è sostanza e mestiere" tale fama persiste, altrimenti dura lo "spazio di un mattino".
La Gensola propone una cucina "buona" ed "attraente" che, "magari ripulita di qualche stonatura creativa", resterà tale anche quando il locale non sarà più affollato di "para-vip con superscorte".
Dall'immagine che "non vuole essere moderna ne' elegante", ma "ordinata e ordinaria", l'osteria ha tavoli "stretti e ravvicinati" e propone piatti "godibili", il cui "nocciolo duro" è rappresentato dai "classici romaneschi", con un "buon assortimento" di pesce. Il tutto proposto dall'arte "siculofriulanromanesca" del proprietario e cuoco, che, pur proponendo "l'insopportabile e onnipresente tartare di tonno" o "l'immancabile uovo di Parisi", "si riscatta" con altri piatti dalla sua carta.
A detta dell'autore "si beve bene" e il conto è "giusto".


 

(L'Espresso, N. 44 anno LV, 5 novembre 2009, pag. 201)

 
 

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