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Canale di Suez

In un articolo apparso su L'Espresso e corredato di suggestive fotografie del luogo, opera di Dominic Nahr, l'autrice espone la storia del Canale di Suez a partire dallo "scippo" opera del console francese Ferdinand de Lesseps, che 150 anni fa rese l'istmo "il più grande cantiere del Mediterraneo" per un decennio intero.
Attualmente a Port Said, "elegante ingresso del canale", nulla commemora gli italiani Luigi Negrelli, Pietro Paleocapa e Edoardo Gioja che progettarono e realizzarono "quella profonda fenditura nella terra", ne' sono presenti lapidi in onore di tutti coloro, "operai, muratori, falegnami, tecnici"..., che lasciarono la patria italiana per partecipare attivamente alla realizzazione di questa mastodontica opera ottocentesca.
Nonostante ciò gli Italiani hanno lasciato "tracce nella lingua di tutti i giorni" e l'indelebile "ricordo mitico dell'Aida", andata in scena al Cairo il 24 dicembre 1871.
Con la Seconda Guerra Mondiale cominciò la decadenza della comunità italiana emigrata in Egitto e oggi "rimane poco o nulla" della vita di quei tempi nelle nuove generazioni.
Da allora Port Said è diventato "tutta un'altra storia", in quanto rappresenta "la porta di ingresso della più importante rotta commerciale del mondo" ed è, sì, costato all'Egitto varie guerre, ma rappresenta anche un espediente per realizzare la "rottura delle catene del colonialismo europeo", oltre che "uno dei quattro pilastri della liquidità in moneta pesante del Paese".
Purtroppo la crisi finanziaria, con la "diminuzione degli scambi commerciali", e i pirati somali che hanno creato "problemi alla sicurezza dell'equipaggio e delle merci" per le compagnie armatrici, affiancati da nuove proposte di rotta attraverso l'Artico o vecchie circumnavigazioni dell'Africa, hanno creato non pochi problemi al Canale di Suez, ma "quella fenditura nella terra" resta tutt'oggi "troppo interessante per poter essere messa da parte", pur essendo un "oggetto delicato" in quanto troppo soggetto alla vicinanza con il Medio Oriente. Ma attraverso il canale ancora numerosissime "sfilano le petroliere e le navi militari".


 

(L'Espresso, N. 37 anno LV, 17 settembre 2009, pag. 88)

 
 

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