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Central Park

All'interno di un progetto di guide d'autore promosso nell'estate 2009 da L'Espresso, per il quale vari scrittori parleranno di posti che hanno particolarmente a cuore, le pagine parlano di New York e, in particolare di Central Park, visti attraverso gli occhi di Alessandro Piperno.
Il racconto si apre con la motivazione per cui l'autore, sedicenne appartenente alla categoria dei "bravi figli con gli occhiali", sia in un lussuosissimo albergo di New York a sperperare soldi grazie alla carta di credito paterna: pene d'amore, necessità di dimenticare la ragazza che, per la prima volta nella sua vita, gli aveva fatto perdere il cuore. Nella missione di "sottrarre ad un incubo" il cuore infranto, interviene il fratello dell'autore che si trasferisce con il depresso fratellino nel "pulcioso bilocale al decimo piano di un immobile" (abitato da un loro cugino) nell'Upper West Side, "tra Columbus Avenue e la Novantesima".
Eric, il cugino, come prima cosa, porta i suoi due ospiti "in pellegrinaggio all'albero di Central Park" che rappresentava per lui un evento importante nella sua sballatissima vita.
A quell'epoca l'Upper West Side, così come l'intera Manhattan, era "sporca, puzzolente, pericolosa", non il "posto lindo, rispettabile, in un certo modo esclusivo" quale oggi è.
All'epoca l'autore, con fratello e cugino, visitarono locali caratteristici, cercando di scovare l'aria di ebraismo che caratterizzava i loro luoghi di origine.
Anche a distanza di anni e per bocca di altri autori, i posti da lui visitati sono catalogabili perfettamente come posti di "quel tipo di frontiera in cui da sempre si trova sospeso l'Upper West Side tra la Manhattan opulenta e quella più popolare e folcloristica".
Oggi il senso di questo quartiere è esprimibile con il termine "gentrification" che ha trasformato l'Upper West Side in "un quartiere residenziale elegante", soprattutto per quanto riguarda Central Park, linea di divisione tra l'Upper West e l'Upper East., "una specie di piccolo Eden", "intricato e pittoresco, ricco di scorci romantici e di sentieri incastonati tra fresche e variopinte aiuole" di cui oggi possono godere le ricche famiglie che "possono permettersi di vivere a Manhattan".
L'attuale Centrak Park è definito dall'autore come "lo spicchio di città più esclusivo", ove lo snobbismo è talmente diffuso che in alcuni condomini "è considerato inappropriato essere neri o ebrei".
Dall'altra parte del Parco c'è un quartiere "irriconoscibile", quasi "depurato" rispetto a quello visitato dall'autore una ventina di anni prima con suo fratello e suo cugino, sottoposto ad una "mirabolante metamorfosi".


 

(L'Espresso, N. 30 anno LV, 30 luglio 2009, pag. 48)

 
 

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